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Antiquari a Firenze

Venerdì 24 Dicembre 2010 11:04
Essere antiquari a Firenze è un’esperienza senza paragoni per diverse ragioni tutte legate alle molte peculiarità della città che offre la possibilità di conoscere direttamente quanto di meglio il genio artistico dell’umanità ha saputo creare nel corso della sua storia; inoltre, la presenza fra gli antiquari fiorentini di personalità notissime a livello internazionale funge da ulteriore stimolo alla conoscenza e alla ricerca.

Un altro aspetto fondamentale è l’alta percentuale di turismo interessato all’arte e di conseguenza amante delle antichità che visita la città, e ci permette, oggi, di poter affermare che il vento della crisi non spazza più le rive dell’Arno, prova ne è il rinnovato scambio commerciale che avviene nelle “botteghe” d’antiquariato.

Il mercato dell’arte antica soprattutto riguardo agli oggetti da collezione e ai dipinti di tutte le epoche, ha ritrovato una certa vivacità e se il mobile antico risente ancora un po’ della crisi, l’interesse e la rinnovata attenzione del pubblico anche nei suoi confronti fa ben sperare in un risvegliato interesse anche in questo settore.

La capacità intrinseca di attrarre gli amanti delle antichità di tutto il mondo, porta a Firenze numerosi appassionati, altrettanti colleghi antiquari e collezionisti italiani e stranieri, questi ultimi, non sempre e necessariamente acquistano opere di rilievo artistico e culturale tali da giustificare dinieghi o lungaggini burocratiche per l’esportazione, si potrebbe fare di più per facilitare i loro acquisti e di conseguenza, semplificare le nostre incombenze.

Bisognerebbe, ad esempio, instaurare una maggiore collaborazione con la Soprintendenza in merito alle esportazioni creando un rapporto di maggiore e più attivo confronto fra gli antiquari e gli uffici competenti che, di fronte a eventuali perplessità o dubbi sulle opere da esportare, potrebbero consultare direttamente gli antiquari instaurando così un franco e costruttivo rapporto che, fermo restando il pieno rispetto delle direttive del nuovo testo unico dei Beni Culturali, porterebbe, credo, a una reciproca soddisfazione. Furio Velona