Editoriale del 27 Dicembre 2011
Cosa ci riserva il 2012? Riflessioni e….. auspici
Il mio innato ottimismo e l’eccezionale “credo” in questo meraviglioso lavoro stanno tentennando, oscure nubi si addensano all’orizzonte, ahimè sarò costretto anch’io a fare il pensionato, giocare a bocce e guardare i lavori stradali? Ricordo di aver letto, più o meno così, una lettera del 1796 di un antiquario londinese che scriveva ad un parente della sua intenzione di vendere tutto ed investire nell’industria, allora nascente, dell’abbigliamento. Mi chiedo: nel caso decidessi di vendere tutto, ammesso che ci riesca, in cosa potrei investire? Abbiamo assistito, negli ultimi mesi, ad un carosello di “faccio e non faccio” di “misure e contromisure” di “speculazioni e salvataggi in extremis” e tanto altro ancora. Certo il momento è difficile, molto difficile. Per noi, forse, lo è ancora di più. Dalle case d’asta e dal mercato antiquariale ho sentore di lamentele e pianti, non riesco a rispondere in modo esaustivo né penso di essere nelle condizioni di soddisfare le richieste che mi giungono, soprattutto perché frutto di disorientamento e timori.
Eppure sono certo che noi operatori e mercanti d’Arte faremo il nostro dovere di italiani e contribuiremo ai sacrifici che ci vengono chiesti. In particolare, noi mercanti d’Arte dovremo operare con attività “trasparenti”, senza cercare facili soluzioni, ma mantenendo un’etica imprenditoriale e la competenza che ci viene riconosciuta. Queste considerazioni dovranno avere la meglio, nonostante la nostra situazione di professionisti tartassati da leggi e provvedimenti vessatori. In questo modo potremo allontanare l’idea del mercante d’arte al limite del lecito che sopravvive nell’immaginario collettivo. Noi faremo il nostro dovere come abbiamo sempre fatto. Non ci curiamo di coloro che, mimetizzati da apparenze culturali e di comodo, concorrono a creare scompiglio nel nostro mercato: li contrasteremo con coerenza ed autorevolezza. Purtroppo con le nuove norme “salva stato” noi saremo ancor più esclusi dal mercato europeo sia per l’aggravio dei costi sia per la legislazione che impedisce la libera circolazione dei beni antichi a differenza di quanto accade in altre nazioni europee. Ogni bene di cinquant’anni ed un minuto deve essere visionato dalle Sovrintendenze delle Belle Arti per un nulla osta all’espatrio, pratica che prevede un tempo di 25-40 giorni. Il nostro è un paese di turisti, a questi non possiamo consegnare l’opera pagata: è facile comprendere le ripercussioni derivanti da queste procedure burocratiche impensabili nella frenetica realtà del moderno business.
Ci aspettiamo che le Istituzioni comprendano le nostre posizioni con rispetto ed attenzione e facilitino la nostra attività seppur in un contesto regolamentato e deontologico. In questa pagina abbiamo rivolto alcune domande ai past president FIMA ed ai vice presidenti in carica: queste le loro sintetiche risposte.
Detto questo, spero e mi auguro che il 2012 ci porti la volontà e la forza di perseverare in questa nostra professione in un clima rasserenato e ricco di prospettive.
Il mio innato ottimismo e l’eccezionale “credo” in questo meraviglioso lavoro stanno tentennando, oscure nubi si addensano all’orizzonte, ahimè sarò costretto anch’io a fare il pensionato, giocare a bocce e guardare i lavori stradali? Ricordo di aver letto, più o meno così, una lettera del 1796 di un antiquario londinese che scriveva ad un parente della sua intenzione di vendere tutto ed investire nell’industria, allora nascente, dell’abbigliamento. Mi chiedo: nel caso decidessi di vendere tutto, ammesso che ci riesca, in cosa potrei investire? Abbiamo assistito, negli ultimi mesi, ad un carosello di “faccio e non faccio” di “misure e contromisure” di “speculazioni e salvataggi in extremis” e tanto altro ancora. Certo il momento è difficile, molto difficile. Per noi, forse, lo è ancora di più. Dalle case d’asta e dal mercato antiquariale ho sentore di lamentele e pianti, non riesco a rispondere in modo esaustivo né penso di essere nelle condizioni di soddisfare le richieste che mi giungono, soprattutto perché frutto di disorientamento e timori.
Eppure sono certo che noi operatori e mercanti d’Arte faremo il nostro dovere di italiani e contribuiremo ai sacrifici che ci vengono chiesti. In particolare, noi mercanti d’Arte dovremo operare con attività “trasparenti”, senza cercare facili soluzioni, ma mantenendo un’etica imprenditoriale e la competenza che ci viene riconosciuta. Queste considerazioni dovranno avere la meglio, nonostante la nostra situazione di professionisti tartassati da leggi e provvedimenti vessatori. In questo modo potremo allontanare l’idea del mercante d’arte al limite del lecito che sopravvive nell’immaginario collettivo. Noi faremo il nostro dovere come abbiamo sempre fatto. Non ci curiamo di coloro che, mimetizzati da apparenze culturali e di comodo, concorrono a creare scompiglio nel nostro mercato: li contrasteremo con coerenza ed autorevolezza. Purtroppo con le nuove norme “salva stato” noi saremo ancor più esclusi dal mercato europeo sia per l’aggravio dei costi sia per la legislazione che impedisce la libera circolazione dei beni antichi a differenza di quanto accade in altre nazioni europee. Ogni bene di cinquant’anni ed un minuto deve essere visionato dalle Sovrintendenze delle Belle Arti per un nulla osta all’espatrio, pratica che prevede un tempo di 25-40 giorni. Il nostro è un paese di turisti, a questi non possiamo consegnare l’opera pagata: è facile comprendere le ripercussioni derivanti da queste procedure burocratiche impensabili nella frenetica realtà del moderno business.
Ci aspettiamo che le Istituzioni comprendano le nostre posizioni con rispetto ed attenzione e facilitino la nostra attività seppur in un contesto regolamentato e deontologico. In questa pagina abbiamo rivolto alcune domande ai past president FIMA ed ai vice presidenti in carica: queste le loro sintetiche risposte.
Detto questo, spero e mi auguro che il 2012 ci porti la volontà e la forza di perseverare in questa nostra professione in un clima rasserenato e ricco di prospettive.


